Sono tornato in Italia poco più di un mese fa e vedo che non c'è fine al peggio, non c'è fondo nell'abisso in cui siamo precipitati, ma soprattutto mi chiedo "che cosa penseranno gli altri di noi?" Che cosa pensano all'estero, se già in questi mesi ho potuto sentire sulla pelle l'ironia e la compassione con cui ormai ci considerano, non siamo più gli zimbelli dell'Europa o del Mondo, siamo quelli senza speranza, quelli persi...
Siamo ormai un paese in cui, se figlio nato in Italia di un immigrato a cui manca il bollo per rinnovare il permesso di soggiorno, te ne devi andare, se sei uomo di fiducia del clan dei Casalesi, diventi sottosegretario all'Economia.
Se rubi due polli per sopravvivere, ti fanno il processo per direttissima e becchi 2 anni di reclusione, se esporti ingenti capitali all'estero per non pagare le tasse, li puoi far rientrare, grazie allo scudo fiscale, con una piccika sovrattassa del 6%, 7% se arrivi un po' in ritardo...
Se Marrazzo va con i trans e si pente d'essere stato ricattato, non solo si dimette, ma ne riceve onta per l'eternità, facendo dimenticare gli ottimi risultati della sua giunta regionale che ad esempio ha risanato pesante debito nella Sanità lasciato da Storace, se lo Psiconano si vanta di essere stato con 5 ragazze in una sera, organizza festini a Villa Certosa, si fà dare escort da Tarantini o chi per lui, fà battute volgari sulle prostitute parlando con una ministra albanese, non solo non si dimette, ma ne ottiene anche consenso e approvazione.
Se un cittadino normale arriva in Posta cinque minuti dopo l'orario di chiusura il giorno di scadenza della sua bolletta, la paga il giorno dopo con una sovrattassa, se è in coda al Cup per chiedere una visita ed esce, non so, per mangiare un panino, perde il suo posto, se un militante del Pdl in coda per presentare le liste esce per andare a mangiare un panino e torna due ore dopo la chiusura, e un altro presenta firme di morti o senza bolli, il governo emette un decreto interpretativo di una legge in vigore da quasi 50 anni e il Presidente della Repubblica lo firma senza colpo ferire.
Se un giornalista freelance pone delle domande vere al premier, mentre gli altri pongono domande preparate, e dice delle verità incontestabili, il ministro della Difesa, personale del premier a questo punto, lo caccia dandogli due pugni sullo sterno, se il premier calunnia e insulta quotidianamente istituzioni, magistrati, giornalisti, chiunque osi dire o fare qualcosa contro di lui, perfino compagni di partito che si permettono di contraddirlo, si difende da un complotto ordito dai comunisti, o al più è normale campagna elettorale.
Se un presidente o un ministro in un normale paese democratico occidentale rilascia una semplice dichiarazione in cui mette in discussione la libertà di informazione di un singolo giornalista, si deve dimettere in meno di un'ora, in Italia si chiudono le trasmissioni di approfondimento politico in campagna elettorale e il premier telefona a quella che dovrebbe essere un'autorità di garanzia super partes e impone la chiusura di trasmissioni a lui antipatiche e poi, non contento, indica al direttore del Tg1 quali notizie deve passare.
Può darsi, come qualcuno dice, che questi siano ultimi ruggiti, ultimi colpi, ultimi deliri di un imperatore in declino, e in effetti alcuni segnali indicano che c'è chi, nel suo stesso partito, se ne sta rendendo conto, contribuisce ad affrettare il declino e si prepara al dopo, ma è pur sempre un imperatore che ha ancora molto consenso e sono comunque molto preoccupato per il futuro della democrazia italiana.
Certo non aiuta la morbida opposizione del Partito Democratico, che un giorno attacca, un giorno apre al dialogo, non aiuta l'indole remissiva e un po' soporifera di Bersani, non aiutano le trame neocentriste di Dalema, ma non aiuta neanche la demonizzazione giustizialista e senza alternative di Di Pietro, né tanto meno la politica dei due forni del trigamo Casini sponsorizzato da Bagnasco; il paese ha bisogno di una nuova sinistra, che sia unita e proponga una vera alternativa al Berlusconismo ed al Neoliberismo selvaggio, senza arroccarsi sulle vecchie identità e su vecchi simboli, che sia falce e martello, sole che ride o rosa/garofano, una sinistra laica, aperta e solidale, una sinistra che governa in maniera trasparente, sull'esempio di un presidente di regione che ha cacciato il suo vice al primo avviso di garanzia(ovviamente si parla della Puglia migliore); insomma c'è bisogno di Sinistra, Ecologia e Libertà, c'è bisogno di Nichi Vendola e tutti gli altri che fanno parte del progetto; il nome è piuttosto lungo da pronunciare, ma il progetto è straordinario e, se tutto va bene, sarà portato a termine entro l'estate, sperando che nessun burocrate metta più paletti. Ovviamente ogni riferimento a Nencini e Bonelli è puramente causale. Forza Nichi!
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